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Fondo di rotazione: la modifica del principio contabile

Per gli enti in riequilibrio finanziario pluriennale, la recente modifica del principio contabile n. 4/2, approvata con decreto del 1° agosto 2019, conferma l’assunto giurisprudenziale secondo cui l’utilizzo del fondo di rotazione può avvenire non solo “in termini di cassa ma anche in termini di competenza”, ovvero per riassorbire il disavanzo e finanziare i debiti fuori bilancio.

Già in precedenza su tale duplice possibilità si era espressa la Corte dei conti, sez. reg. Lazio, nella delib. n. 6/2018, nella quale è stato affermato che «l’art. 43 del DL 12 settembre 2014, n. 133 ha successivamente riconosciuto agli enti locali la possibilità di impiegare il fondo non solo con finalità di anticipazione di cassa, ma anche con funzione di copertura, espressamente prevendendo l’utilizzo delle relative risorse tra le misure di cui alla lettera c del comma 6 dell’art. 243-bis necessarie per il ripiano del disavanzo di amministrazione e per il finanziamento dei debiti fuori bilanci».

Premettendo che l’utilizzo del fondo di rotazione non rappresenta un obbligo ma una facoltà alla quale gli enti possono scegliere di ricorrere in base alle proprie esigenze, va sottolineato che, in caso di accesso al fondo suddetto, secondo quanto previsto dall’art. 243 bis comma 9 del TUEL, l’Ente deve adottare misure di riduzione in materia di spese di personale, per acquisti di beni e prestazioni di servizi e per trasferimenti.

 

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Bilancio consolidato e Unioni di comuni

La commissione Arconet, con un comunicato dello scorso 4 settembre, in risposta ad un interpello, ha chiarito che le Unioni di Comuni non rientrano nel bilancio consolidato dei Comuni partecipanti non essendo enti strumentali; ed infatti, ai sensi dell’art. 2 comma 1 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000), le Unioni sono considerati enti locali a tutti gli effetti.

In considerazione di ciò, le Unioni provvedono alla redazione del loro bilancio consolidato con riferimento alle proprie eventuali partecipazioni, ma non devono essere incluse del bilancio consolidato dei rispettivi Comuni partecipanti.

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Schema Bilancio consolidato: la deliberazione della Giunta comunale

È fissato indicativamente per il prossimo 10 settembre il termine per l’approvazione, da parte dell’organo esecutivo, della proposta da sottoporre al Consiglio concernente lo schema di bilancio consolidato dell’ente al 31.12.2018.

Lo schema e la relativa documentazione (relazione sulla gestione, nota integrativa) dovranno essere tempestivamente trasmessi all’Organo di revisione il quale, ai sensi della lett. d-bis) del c. 1 dell’art. 239 del TUEL (D. Lgs. n. 267/2000), entro 20 giorni (salvo diverso termine previsto nel regolamento di contabilità dell’ente) dovrà provvedere al rilascio della relazione di competenza (art. 239 D. Lgs. 267/2000 – art. 11bis D. Lgs. 118/2011 – Principio contabile applicato concernente il bilancio consolidato – c. 8 art. 151 TUEL).

 

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Linee guida relazione preventivo 2019-2021

La Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti, con delibera n. 19/SEZAUT/2019, ha approvato le linee guida per la relazione dei revisori dei conti dei Comuni, delle città metropolitane e delle Province sui bilanci di previsione 2019-2021.

Il punto focale è rappresentato dalle importanti novità normativa introdotte dalla legge di Bilancio n. 145/2018 in materia di finanza e contabilità locale, e dunque, ad esempio, sull’utilizzo degli avanzi di amministrazione, ora sottratti ai vincoli di finanza pubblica, ma non al rispetto dei principi contabili che presiedono alla sana gestione finanziaria.

Particolare attenzione è riservata, poi, alle nuove regole sull’equilibrio di bilancio, il quale, per una corretta applicazione, deve andare oltre il solo risultato della competenza e tener anche conto degli effetti degli accantonamenti di maggiore rilievo.

Ancora, particolare attenzione è stata dedicata anche all’impatto sulla struttura degli equilibri di bilancio sugli effetti delle disposizioni in materia di definizione agevolata delle cartelle di pagamento in riscossione, considerando la proroga della “rottamazione ter”, l’estensione di tali rimedi anche alle ingiunzioni fiscali riscosse dall’ente o tramite società abilitate e lo stralcio automatico delle cartelle fino a 1.000 euro.

Con riferimento alle spese per investimenti, viene sollecitato il miglioramento della fase organizzativa interna per il corretto monitoraggio e per la semplificazione dei procedimenti di affidamento ed esecuzione dei lavori e degli altri appalti.

Infine, sotto il profilo della gestione del bilancio, vengono attenzionate la fase dei pagamenti e il relativo rispetto delle regole che favorirebbe l’ordinata gestione dei rapporti contrattuali, evitando le conseguenze dei ritardi nei pagamenti.

 

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Enti in predissesto: recupero delle rate delle anticipazioni non restituite

La Direzione Centrale del Dipartimento della Finanza locale del Ministero dell’Interno ha informato che le rate di restituzione delle anticipazioni (ex artt. 243-ter e 243-quinquies del Tuel, art. 33 del decreto legge n. 66 del 2014 e art. 14 del decreto legge n. 113 del 2016, in scadenza il 31 marzo e il 30 aprile 2019) non versate dagli Enti interessati entro la data del 16 luglio 2019, sono state comunicate all’Agenzia delle Entrate per il recupero secondo la procedura prevista dall’articolo 1, comma 129, della legge 24 dicembre 2012 n. 228 che prevede per gli enti in ritardo, la restituzione a rate degli importi concessi loro a titolo di anticipazione di cassa per ripianare situazioni di predissesto a valere del Fondo di rotazione.

Gli eventuali versamenti realizzati dopo il 17 luglio 2019, saranno calcolati a scomputo delle rate di restituzione con scadenza il 30 ottobre 2019 o il 31 marzo 2020.

 

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Rinuncia al Consolidato: necessaria la delibera

Come è noto, l’art. 233-bis, comma 3, del Tuel, stabilisce che, gli enti locali con popolazione inferiore a 5.000 abitanti possono non predisporre il bilancio consolidato.

Rispetto a tale possibilità, in vista della scadenza del 30 settembre, il Consiglio nazionale dei commercialisti (CNDCEC) ha ricordato che gli Enti che decidono di non adottare il consolidato, devono predisporre ed adottare uno specifico provvedimento. Pertanto, per tali Enti, la scelta di non redigere il bilancio consolidato, deve essere espressamente dichiarata un una delibera.

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Decreto crescita: contabilità economica piccoli comuni

Con riferimento ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, nell’ambito dell’emanazione di provvedimenti di semplificazione degli adempimenti connessi alla tenuta della contabilità economico-patrimoniale e di formulazione della situazione patrimoniale, l’articolo 232, comma 2, del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, è stato modificato con la sostituzione delle parole: “fino all’esercizio 2017” con “fino all’esercizio 2019”.

In virtù di tale modifica, “gli enti che rinviano la contabilità economico-patrimoniale con riferimento all’esercizio 2019 allegano al rendiconto 2019 una situazione patrimoniale al 31 dicembre 2019 redatta secondo lo schema di cui all’allegato n. 10 al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e con modalità semplificate individuate con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero dell’interno e con la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per gli affari regionali, da emanare entro il 31 ottobre 2019, anche sulla base delle proposte formulate dalla Commissione per l’armonizzazione degli enti territoriali, istituita ai sensi dell’articolo 3-bis del citato decreto legislativo n. 118 del 2011”.

Tale modifica si trova nell’ art. 15-quater che contiene la proroga, più volte richiesta dall’ANCI, della contabilità economico patrimoniale (CEP) per i comuni con meno di 5.000 abitanti.

Tale proroga consente di sanare la situazione degli enti che hanno già approvato il rendiconto 2018 al netto del conto economico e dello stato patrimoniale armonizzati. In particolare, la norma prevede che i piccoli comuni possono non procedere alla tenuta della CEP e alla compilazione dei relativi schemi di rendiconto fino all’esercizio 2019 (quindi l’obbligo decorre ora dal 2020 con approvazione del rendiconto entro aprile 2021).

Trattandosi di facoltà e non di obbligo imposto dalla legge, gli enti che vogliono avvalersi della proroga dovranno formalizzare tale decisione attraverso una specifica deliberazione del Consiglio.

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Enti locali in riequilibrio finanziario: possibile la rateizzazione dei carichi fiscali

Con il D.M. 12 giugno 2019, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 153 del 2 luglio 2019, il Ministero dell’economia e delle finanze individua le “Modalità per la concessione in favore degli enti locali, che hanno deliberato il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, della rateizzazione dei carichi delle agenzie fiscali e degli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatoria affidati all’agente della riscossione“.

Gli enti che ricorrono alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale possono chiedere all’agente della riscossione la rateizzazione dei pagamenti dei carichi affidati per i debiti fiscali e previdenziali.

La dilazione ha ad oggetto i carichi formati dalle agenzie fiscali e dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatoria affidati all’agente della riscossione e relativi alle annualità ricomprese dall’ente nel piano di riequilibrio.

Per attivare la procedura di rateizzazione, l’ente locale, prima di presentare l’istanza di rateazione, comunica all’agente della riscossione i carichi che intende rateizzare e il numero delle rate mensili nelle quali intende ripartire il pagamento e, successivamente a tale comunicazione, dovrà essere presentata l’istanza di rateizzazione.

La suddetta comunicazione, che deve essere accompagnata dalla delibera di consiglio di ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, dovrà contenere anche l’indicazione della durata del piano di riequilibrio.

L’istanza di rateizzazione, a pena di nullità, deve essere presentata entro 30 giorni dall’approvazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale da parte della Corte dei conti.

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate gli enti potranno reperire il modulo per la domanda.

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FCDE: i controlli per la salvaguardia degli equilibri

Con riferimento all’adempimento della salvaguardia degli equilibri di bilancio gli enti locali devono verificare:

  1. la congruità del fondo crediti di dubbia esigibilità stanziato nel bilancio di previsione 2019-2021, a copertura del rischio di inesigibilità delle entrate che si prevede di accertare in competenza dei singoli esercizi della previsione;
  2. la congruità del fondo crediti dubbia esigibilità accantonato nel risultato di amministrazione, a copertura del rischio di inesigibilità dei residui attivi conservati con il rendiconto 2018.

Per quanto riguarda le entrate di dubbia esigibilità predisposte nel bilancio di previsione, gli enti devono adeguare l’accantonamento nel caso in cui le previsioni subiscano modifiche, sia in aumento sia in riduzione rispetto agli importi inizialmente approvati.

La percentuale di accantonamento è la stessa utilizzata in occasione del bilancio e potrà essere ridotta se, in base alle riscossioni, risulti migliore rispetto alla percentuale utilizzata per il calcolo del Fcde. Se gli accertamenti dovessero risultare superiori alle previsioni, il fondo crediti dovrà essere calcolato su tali accertamenti.

Per quanto riguarda invece i residui, il principio contabile permette di vincolare o svincolare le somme accantonate a fondo crediti in relazione all’aggravamento o meno del rischio di inesigibilità.

Quest’anno, con l’introduzione dello stralcio dei crediti iscritti a ruolo fino a 1.000 euro, gli enti dovranno prestare particolare attenzione ai due aspetti della gestione dei residui che potrebbero insidiare gli equilibri di bilancio:

  1. lo stralcio delle cartelle fino a 1.000 euro;
  2. l’obbligo, a partire dal rendiconto 2019, di determinare il fondo crediti secondo il metodo ordinario, senza più beneficiare del metodo semplificato.

Sul primo punto ricordiamo che l’articolo 4 del Dl 119/2018 ha previsto la cancellazione automatica delle cartelle iscritte a ruolo dal 2000 al 2010, di importo fino a 1.000 euro. La comunicazione tardiva delle informazioni da parte dell’Agenzia, avvenuta a fine di aprile, ha reso impossibile a molte amministrazioni di recepire con il rendiconto 2018 gli effetti della norma. Sul punto è intervenuto il Decreto Crescita con l’articolo 16-quater che prevede che gli enti creditori adeguino le proprie scritture contabili entro la data del 31 dicembre 2019.

Per quanto riguarda invece il secondo punto, gli enti sono tenuti all’osservanza dell’obbligo, a partire dal rendiconto 2019, di determinare il fondo crediti secondo il calcolo a regime piuttosto che con il metodo semplificato.

Tutti gli enti che hanno adottato il metodo semplificato, dovranno evidenziare in occasione della salvaguardia, sia l’importo da reperire sia come intendono finanziarlo e, nel caso in di insufficienza di risorse disponibili nel risultato di amministrazione, si dovrà ricorrere a tutte le misure correttive previste dall’art. 193 del Tuel, ricordando che comunque, da quest’anno, gli enti possono anche decidere, entro il 31 luglio, di aumentare le aliquote e le tariffe dei tributi locali per appianare il disavanzo.

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Rendiconto 2018: pubblicate le linee guida ed il questionario

Con la Delib. 28 maggio 2019 n. 12/SEZAUT/2019/INPR della Corte dei Conti, pubblicata nella G.U. n. 144 del 21 giugno 2019, sono stati approvati i documenti relativi alle linee guida ed al questionario cui gli organi di revisione economico-finanziaria degli enti locali devono fare riferimento nella predisposizione della relazione sul rendiconto dell’esercizio 2018.

Il questionario è finalizzato alla predisposizione delle relazioni sul bilancio consuntivo degli Enti locali che gli Organi di revisione economico-finanziaria devono inviare alle Sezioni regionali di controllo, competenti per territorio, per il controllo di regolarità e di legittimità sui bilanci e rendiconti.

Sottolineiamo, inoltre, che alle Linee guida e all’annesso questionario devono fare riferimento sia i Collegi dei revisori dei conti degli enti locali per le attività di controllo agli stessi demandate, sia le Sezioni regionali di controllo della Corte.

 

 

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