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Dirigente ad interim: nessuna buonuscita

La Corte di Cassazione ha chiarito che il funzionario della Pubblica Amministrazione che ricopre in via temporanea l’incarico di dirigente ad interim non ha diritto al computo di tale periodo ai fini del calcolo dell’indennità di buonuscita.

Secondo i giudici, il carattere di temporaneità dell’incarico non permette di incidere sulla buonuscita, in quanto non è stata conseguita la qualifica di dirigente, essendo la nomina meramente provvisoria. Infatti, l’indennità di buonuscita si calcola sullo stipendio percepito per la qualifica ricoperta e non anche sul compenso conseguito durante l’esercizio provvisorio di mansioni superiori.

Più precisamente, nella sentenza n. 22014 del 3 settembre 2019 si legge “nel regime dell’indennità di buonuscita spettante ai sensi degli artt. 3 e 38 del d.P.R. n. 1032/1973, al pubblico dipendente che non abbia conseguito la qualifica di dirigente e che sia cessato dal servizio nell’esercizio di mansioni superiori in ragione dell’affidamento di un incarico dirigenziale temporaneo di reggenza ai sensi dell’art. 52 d.lgs. n. 165/2001, lo stipendio da considerare come base di calcolo dell’indennità medesima è quello relativo alla qualifica di appartenenza e non già quello rapportato all’esercizio temporaneo delle mansioni relative alla superiore qualifica di dirigente”.

 

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Sblocco delle assunzioni nella PA

Firmato, ma ancora in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il decreto ministeriale n. 471 del 13 giugno 2019 che consente alle Pubbliche Amministrazioni di assumere personale ed avviare procedure di mobilità, scorrimento graduatorie e nuovi concorsi.

In ragione di situazioni diverse dettate, ad esempio, da pensionamenti anticipati, sono state accolte anche le richieste delle amministrazioni che non hanno provveduto a trasmettere il piano triennale dei fabbisogni.

Per poter procedere ad assunzione di personale per categorie diverse rispetto a quelle autorizziate dal decreto ministeriale, le amministrazioni devono fare richiesta direttamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Entro il termine del 31 marzo 2020, gli enti dovranno trasmettere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al MEF i dati sul personale assunto nonché i dati sulla spesa annua lorda da sostenere, includendo anche i dati del personale acquisito attraverso procedure di mobilità.

Personale-P.A

Incarico 110 solo in assenza di professionalità interne

La concreta applicazione dell’art. 110 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000), in materia di “Incarichi a contratto”, deve essere coordinata con il Testo Unico del Pubblico Impiego (Decreto Legislativo n. 165/2001): è il principio ribadito dal TAR Calabria, sez. Reggio Calabria, nella sent. 17 luglio 2019, n. 456. In particolare, secondo i giudici, la procedura finalizzata alla copertura dei posti di responsabili dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, mediante contratto a tempo determinato, ai sensi dell’art. 110 comma 1 del TUEL, non può derogare dal rispetto delle prescrizioni dell’articolo 19, comma 6, del d.lgs 165/2001, il quale fornisce due fondamentali e correlate indicazioni:

  • l’incarico può essere conferito a soggetti esterni a condizione che la correlata professionalità sia “non rinvenibile nei ruoli dell’Amministrazione”; occorre, quindi, preliminarmente dimostrare, l’assenza totale nei ruoli dell’amministrazione di persone aventi la professionalità necessaria;
  • gli “incarichi sono conferiti, fornendone esplicita motivazione”, la quale è funzionale alla verifica della particolare e comprovata qualificazione professionale, richiesta ai funzionari da sottoporre a selezione, e della insussistenza di professionalità equivalenti all’interno dell’ente, anche ai fini del controllo della Corte dei Conti sugli atti di conferimento dei predetti incarichi (Cass. civ., sez. lavoro, sent. 22 febbraio 2017, n. 4621).

I giudici calabresi hanno anche ricordato “come sia un principio basilare del nostro ordinamento, da tempo unanimemente riconosciuto dalla giurisprudenza contabile, quello in virtù del quale ogni ente pubblico, dallo Stato all’ente locale, deve provvedere ai propri compiti con la propria organizzazione ed il proprio personale. Detto principio trova in realtà il suo fondamento non solo nel canone costituzionale di buona amministrazione, di cui i principi di efficacia ed economicità dell’azione amministrativa costituiscono attuazione, ma anche nella considerazione che – atteso che ogni ente pubblico ha una sua organizzazione e un suo personale – è con questa organizzazione e con questo personale che l’ente deve attendere alle sue funzioni. La possibilità di ricorrere a personale esterno è ammessa nei limiti ed alle condizioni in cui la legge la preveda, stante che tutte le forme di esternalizzazione dell’attività pubblica quali le consulenze, le collaborazioni esterne, i contratti a tempo determinato, hanno la comune e generale funzione di acquisire professionalità qualitativamente e quantitativamente assenti nella pubblica amministrazione, oppure quella di sopperire ad esigenze eccezionali ed impreviste, di natura transitoria”.

Applicando i suesposti principi, il TAR Calabria, nella sentenza citata, ha ritenuto illegittimo il comportamento di un Comune che ha attivato la procedura di cui all’art. 110 comma 1 del TUEL senza tenere in alcun modo conto della circostanza relativa alla presenza nel proprio organico di alcuni dipendenti a tempo indeterminato la cui idoneità professionale a ricoprire l’incarico in discorso non è mai stata contestata e non ha assolto minimamente all’onere di esplicitare le ragioni per cui si è ritenuto di dover ricorrere alla procedura in discorso.

 

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Responsabilità per sforamento spesa personale

La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Puglia, con la sentenza 7 giugno 2019, n. 344 affrontando un caso di specie, ha stabilito che, qualora sulla base dei limiti fissati dalla legge (art. 9, comma 28, d.l. 78/2010), si sfori il tetto di spesa previsto per le c.d. assunzioni flessibili, nel caso in cui si tratti di incarichi a contratto disposti con decreto del Sindaco, il responsabile finanziario, che non abbia apposto il visto al decreto per assicurarne la copertura finanziaria, non è ritenuto contabilmente responsabile.

Tale risultanza deriva dal fatto che, a differenza delle determine o delle delibere che richiedono l’intervento del visto finanziario per assicurarne la copertura, nella delibera sindacale, non essendoci alcun riferimento alla copertura finanziaria, nel caso in cui il responsabile finanziario non sia stato chiamato all’apposizione del visto, non può essere ritenuto responsabile.

 

 

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Programmazione del personale: le novità del Decreto Crescita

Il Decreto Crescita (D.L. n. 34/2019), con l’art. 33 rubricato Assunzione di personale nelle regioni a statuto ordinario e nei comuni in base alla sostenibilità finanziaria”, ha introdotto modifiche significative concernenti il sistema di calcolo della capacità assunzionale delle amministrazioni regionali e comunali.

Le nuove regole arriveranno a ridosso della scadenza per il DUP 2020-2022.

La disposizione contenuta nel predetto articolo ridefinisce nuovi limiti assunzionali per Regioni e Comuni: non richiamando gli enti locali in generale, sembrerebbe che la stessa non sia applicabile alle Province e alle Unioni di Comuni.

In particolare, come si legge nel testo della norma, con un prossimo decreto ministeriale da adottare entro il 29 giugno (ovvero, decorsi 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto crescita) si stabilirà la definizione di valori percentuali (“valore soglia”) diversificati per fascia demografica, che andranno a determinare le soglie entro le quali i Comuni potranno procedere alle assunzioni che ritengono necessarie; tali parametri possono essere aggiornati, con le modalità definite dalla norma stessa, ogni cinque anni.

I Comuni potranno procedere all’assunzione di personale a tempo indeterminato “in coerenza con i piani triennali dei fabbisogni e nel rispetto dell’equilibrio di bilancio”, nel limite di una spesa complessiva per tutto il personale dipendente, al lordo degli oneri riflessi a carico dell’amministrazione, non superiore al valore soglia (art. 33, comma 2), che andrà a determinare una percentuale del rapporto fra la spesa di personale (al lordo degli oneri riflessi a carico dell’amministrazione) e i primi tre Titoli delle entrate (risultanti dal rendiconto dell’anno precedente a quello in cui viene prevista l’assunzione), considerate al netto del FCDE (stanziato nel bilancio di previsione).

Qualora tale percentuale dovesse risultare superiore al valore soglia, dovrà essere intrapreso dall’Ente un percorso di graduale riduzione annuale di tale rapporto fino al conseguimento nell’anno 2025 del predetto valore soglia, anche applicando un turn over inferiore al 100%. Dal 2025 i Comuni che registrano un rapporto superiore al valore soglia applicheranno un turn over pari al 30% fino al conseguimento del predetto valore soglia.

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Corte Conti: approvate le Linee guida per le relazioni revisori su rendiconti 2018

Con comunicato stampa del 23 aprile, la Corte dei Conti – Sezione delle Autonomie, ha pubblicato le Linee guida per le relazioni dei collegi dei revisori dei conti sui rendiconti delle Regioni e delle Province Autonome per l’anno 2018.

Come precisa la Corte nel comunicato, l’adempimento della relazione sui rendiconti risulta di particolare rilievo in quanto consente la verifica del rispetto degli obiettivi dell’equilibrio di bilancio, dei vincoli di finanza pubblica e della sostenibilità dell’indebitamento da parte degli enti.

L’emanazione delle Linee guida, da parte della Sezione delle Autonomie, costituisce un elemento molto importante per il coordinamento delle attività delle Sezioni regionali di controllo, competenti ad eseguire tali verifiche.

Tra gli aspetti più significativi, troviamo i riferimenti all’analisi e alla composizione del disavanzo, all’adeguatezza degli accantonamenti al fondo crediti di dubbia esigibilità, alla corretta costruzione del fondo pluriennale vincolato (sia di parte corrente sia di parte capitale), nonché alla verifica dei rapporti di debito e di credito reciproco con gli organismi partecipati, tenendo in considerazione anche degli esiti della revisione periodica delle partecipazioni societarie, a norma dell’art. 20 del D.lgs. n. 175/2016.

Come chiarito nel testo della deliberazione n. 7/2019, particolare attenzione va riservata all’analisi della situazione di cassa, da portare avanti di concerto con le verifiche delle risultanze della gestione di competenza, in quanto i principi della copertura delle spese e del buon andamento devono trovare applicazione sostanziale con la verifica delle risorse effettivamente introitate a fronte delle spese sostenute.

Pertanto, i profili di maggior rilievo delle Linee guida sono:

  1. le situazioni di criticità finanziaria, con riferimento all’analisi e alla composizione del disavanzo, tenendo conto delle diverse tipologie e modalità di copertura previste dalla legge;
  2. la ricognizione del grado di puntualità dei pagamenti e delle modalità di gestione di talune entrate proprie degli enti;
  3. l’analisi della situazione di cassa e la corretta determinazione del risultato di amministrazione, nella parte vincolata e accantonata;
  4. l’adeguatezza degli accantonamenti al Fondo crediti di dubbia esigibilità e la corretta costruzione del Fondo pluriennale vincolato, di parte corrente e di parte capitale;
  5. la verifica dei rapporti di debito e di credito reciproco con gli organismi partecipati, tenendo conto anche degli esiti della revisione periodica delle partecipazioni societarie, a norma dell’art. 20lgs. n. 175/2016;
  6. la valutazione delle corrette modalità di classificazione e imputazione della spesa e della complessiva affidabilità delle scritture contabili degli enti.

Sia per i Collegi dei revisori dei conti sia per le Sezioni regionali di controllo, le Linee guida rappresentano uno strumento di efficace interlocuzione e collaborazione tra organi di controllo interno ed esterno per gli accertamenti connessi al giudizio di parificazione.

 

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L’incarico al professionista da parte del Comune deve avere il dettaglio della spesa

Con la sentenza n. 6919 dell’11 marzo 2019, la Corte di Cassazione si è espressa sul riscorso di un ente locale revocando il decreto ingiuntivo con il quale un professionista chiedeva il pagamento del suo compenso.

Secondo i giudici della Corte gli enti locali possono effettuare spese solo se la spesa in questione era stata prevista con apposito impegno contabile.

Infatti, la delibera comunale con la quale viene conferito incarico ad un professionista deve indicare l’importo di spesa da destinare all’incarico professionale, con indicazione precisa di tutte le voci che la compongono.

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Corte dei conti: due part time al posto di un tempo pieno cessato nei piccoli Comuni

Sulla controversa questione relativa alla possibilità di utilizzare lo spazio assunzionale di un dipendente a tempo pieno cessato per l’assunzione di due dipendenti part time in un piccolo Comune (inferiore ai 1.000 abitanti), la Corte dei Conti, Sez. Autonomie, è intervenuta con la recente deliberazione n. 4 del 1 aprile 2019 a risolvere il contrasto che si era venuto a creare tra alcune sezioni regionali (in particolare, tra la sez. reg. di controllo per la Basilicata, delib. n. 35/2018, che aveva espresso un orientamento possibilista e la sez. reg. di controllo per la Sardegna, delib. n. 67/2012, che al contrario aveva assunto una posizione restrittiva).

Secondo i giudici, il nuovo concetto di fabbisogno del personale consente adesso agli enti locali di poter gestire in piena autonomia le assunzioni nel limite finanziario massimo di spesa possibile, consentendo anche ai piccoli Comuni di operare in modo flessibile potendo, in caso di cessazione di rapporto di lavoro di un dipendente a tempo pieno, sostituire la figura con due assunzioni part time anziché con una nuova assunzione full time, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili e dei vincoli del turn over.

In sintesi, la tesi negativa si basava sul fatto che l’art. 3 comma 101 della Legge n. 244/2007, nel prevedere la possibilità di poter trasformare il rapporto di lavoro del dipendente assunto in part time decorsi tre anni dalla sua presa di servizio, sarebbe diventata di ardua applicazione nel caso di copertura di un posto full-time resosi vacante con due part-time.

Per la Sezione Autonomie, tale aspetto risulta ormai superato, visto che comunque la possibilità di trasformare il rapporto di lavoro del dipendente assunto in part time decorsi tre anni dalla sua presa di servizio è condizionata pur sempre dalla «disponibilità del posto in pianta organica». La dotazione organica è, però, oggi un concetto superato, e pertanto il parametro di riferimento per la spesa del personale rimane l’autonomia dell’ente locale.

Di conseguenza, i Comuni di piccole dimensioni, soggetti al limite di una spesa non superiore a quella sostenuta nel 2008, restano liberi di poter agire, all’interno di questa spesa massima, sulla dotazione organica finanziaria necessaria al perseguimento degli obiettivi di performance organizzativa, efficienza, economicità e qualità dei servizi ai cittadini, mediante l’adozione del piano triennale dei fabbisogni di personale, rimodulando la dotazione organica in base ai fabbisogni programmati, «garantendo la neutralità finanziaria della rimodulazione».

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Rapporto periodico sulla pubblicazione dei documenti del ciclo della performance

Ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. a) del Decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, le Pubbliche Amministrazioni devono adottare entro il 31 gennaio, di ogni anno, il Piano della performance, consistente in un documento programmatico triennale che ha lo scopo di  individuare gli indirizzi e gli obiettivi strategici ed operativi, definendo gli indicatori per la misurazione e la valutazione della performance dell’amministrazione, in coerentemente con i contenuti e con il ciclo della programmazione finanziaria e di bilancio.

 Con il Decreto ministeriale n. 14 del 31 gennaio 2019 è stato adottato, ai sensi del su citato art. 10, il Piano della performance 2019-2021congiuntamente alla Direttiva generale per l’azione amministrativa e la gestione per l’anno 2019 e in data 1 marzo 2019, il DFP (Dipartimento della Funzione pubblica) ha pubblicato il “Rapporto periodico sulla pubblicazione dei documenti del ciclo della performance”.

In questa sede, ricordiamo preliminarmente che il Dipartimento della Funzione pubblica assicura le funzioni di promozione e coordinamento delle attività di valutazione e misurazione della performance delle amministrazioni pubbliche, di cui all’art. 3, comma 1, lettera g) del D.P.R. del 9 maggio 2016, n. 105.

Il “Rapporto periodico sulla pubblicazione dei documenti del ciclo della performance” è dunque un documento che rappresenta lo strumento attraverso cui viene effettuato il monitoraggio periodico sulla pubblicazione del Piano della performance rispetto alla scadenza, come detto, del 31 gennaio. L’analisi fa riferimento ai dati pubblicati sul Portale della performance, integrati dalle informazioni contenute nella sezione Amministrazione trasparente del sito istituzionale di ciascun ente (articolo 10 del d.lgs. del 27 ottobre 2009 e articolo 10, comma 8, del d.lgs. del 14 marzo 2013, n. 33).

Inoltre, l’ANAC nella delibera n. 6/2013, al paragrafo 3.7, prevedeva che le amministrazioni trasmettessero attraverso il caricamento sul Portale della Trasparenza, i seguenti documenti:

– piano della performance;

– sistema di misurazione e valutazione della performance;

– relazione sulla performance;

– validazione della Relazione sulla performance;

– relazione sul funzionamento del sistema di misurazione e valutazione della performance.

Segnaliamo infine che, il Dipartimento della Funzione pubblica nel suo elaborato ha riportato l’elenco delle amministrazioni suddividendole in cinque categorie:

  1. le amministrazioni che hanno pubblicato i documenti entro le scadenze previste (26%);
  2. le amministrazioni che hanno pubblicato in ritardo rispetto al termine, ma hanno comunicato le proprie motivazioni (1%);
  3. le amministrazioni che hanno pubblicato in ritardo (28%);
  4. le amministrazioni che non hanno pubblicato ma hanno comunicato le proprie motivazioni (9%);
  5. le amministrazioni che non hanno ancora pubblicato i documenti (36%).

L’ analisi è rivolta costituito alle amministrazioni presenti sul Portale della performance, con esclusione delle Università e istituti di istruzione universitaria pubblici e degli Enti e istituzioni di ricerca vigilati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca che ricadono nella competenza dell’ANVUR.

 

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Attestazioni OIV in materia di trasparenza: delibera ANAC n. 141 del 27 febbraio 2019

E’ stata pubblicata, dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, la delibera numero 141 del 27 febbraio 2019 dal titolo, “Attestazioni OIV, o strutture con funzioni analoghe, sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione al 31 marzo 2019 e attività di vigilanza dell’Autorità”.

Facendo una breve premessa, ricordiamo che la funzione degli OIV (Organismi indipendenti di Valutazione) è quella di favorire ed attestare l’assolvimento degli obblighi imposti dalla legge in materia di trasparenza.

Le attestazioni dell’OIV costituiscono lo strumento di cui si avvale l’ANAC per verificare l’effettivo adempimento degli obblighi in materia di trasparenza ai sensi della legge 190/2012 e del D.lgs. 33/2013.

La delibera pubblicata dall’ANAC intende fornire indicazioni in merito all’attestazione sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione prevista dall’art. 14, co. 4, lett. g), del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.

Essa si rivolge, alle amministrazioni pubbliche, agli enti pubblici economici, agli ordini professionali, alle società e agli enti di diritto privato in controllo pubblico, alle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni, agli enti privati di cui all’art. 2-bis, co. 3, secondo periodo del d.lgs. 33/2013, e ai rispettivi OIV o organismi con funzioni analoghe.

Il documento, ha una considerevole rilevanza pratica per coloro tenuti all’assolvimento degli obblighi di trasparenza, in quanto illustra il sistema di predisposizione delle attestazioni da parte degli OIV, o organismi con funzioni analoghe, e contiene peraltro, anche prime indicazioni sull’attività di vigilanza che l’ANAC ritiene di effettuare nel corso del 2019.

Nella detta deliberazione (n. 141 del 27/02/2019) l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha comunicato l’obbligatorietà per gli enti di pubblicare entro il 30 aprile 2019 sul proprio sito istituzionale il documento di attestazione, la griglia di rilevazione e la scheda di sintesi. Alla scadenza di tale data, come precisato nella delibera, l’ANAC effettuerà controlli a campione segnalando le amministrazioni carenti della predetta attestazione.

Quindi, in sostanza, la rilevazione deve essere riferita al periodo fino al 31 marzo 2019 e l’attestazione deve essere pubblicata, sul sito istituzionale dell’ente, entro il 30 aprile 2019.

Si evidenzia che a tale attività di vigilanza dell’ANAC può seguire un’attività di vigilanza della Guardia di finanza, volta a riscontrare la correttezza e la congruità dei dati inserti nell’attestazione.

Occorre infine segnalare, rispetto alla suddetta deliberazione, che a causa di un mero errore materiale nel testo della delibera non sono stati indicati, con riguardo alle pubbliche amministrazioni, gli obblighi di pubblicazione sulla performance (art. 20) e sui servizi erogati (art. 32) come invece correttamente indicati nell’allegato (All. 2.1 Griglia di rilevazione).

Pertanto, a seguito dell’errata corrige, comunicata con avviso sul sito dell’ANAC lo scorso 13 marzo, i dati che gli OIV, o gli organismi con funzioni analoghe, dovranno verificare per le pubbliche amministrazioni sono:

1)      Performance (art. 20)

2)      Provvedimenti (art. 23)

3)      Bilanci (art. 29)

4)      Servizi erogati (art. 32)

5)      Pagamenti dell’amministrazione (artt. 4-bis, 33, 36 e 41)

6)      Opere pubbliche (art. 38)

7)      Pianificazione e governo del territorio (art. 39)

8)      Informazioni ambientali (art. 40)

In caso di mancanza dell’OIV o di struttura analoga, l’attestazione e la compilazione della griglia di rilevazione sono effettuate dal RPCT (Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza), spiegando e motivando l’assenza dell’OIV.

Delibera numero 141 del 27 febbraio 2019

 

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