ANAC

Anac: sospeso l’Albo dei commissari di gara

Sospesa l’operatività dell’Albo dei commissari di gara fino al 31 dicembre 2020. Ciò quanto annunciato dall’ Anac con comunicato del Presidente del 15 luglio 2019.

Pertanto non sarà più possibile procedere all’iscrizione al suddetto Albo. Si attende ulteriore comunicato nel quale saranno resi noti gli adempimenti connessi alla tariffa di iscrizione già versata.

 

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Rinuncia al Consolidato: necessaria la delibera

Come è noto, l’art. 233-bis, comma 3, del Tuel, stabilisce che, gli enti locali con popolazione inferiore a 5.000 abitanti possono non predisporre il bilancio consolidato.

Rispetto a tale possibilità, in vista della scadenza del 30 settembre, il Consiglio nazionale dei commercialisti (CNDCEC) ha ricordato che gli Enti che decidono di non adottare il consolidato, devono predisporre ed adottare uno specifico provvedimento. Pertanto, per tali Enti, la scelta di non redigere il bilancio consolidato, deve essere espressamente dichiarata un una delibera.

Copertina Libro Scioglimento degli Enti Locali per mafia

Libro sullo scioglimento degli Enti Locali per mafia, presentato presso la biblioteca Gaudio Incorpora di Locri

Le autrici Manuela Calautti, Antonia Fabiola Chirico e Teresa Parisi, ospiti anche a Reggio in un incontro promosso da Ismed e Università Mediterranea
Una legge da riformare o da mantenere, ma con una applicazione più efficace e responsabile; una normativa da eliminare, rafforzando altri strumenti già esistenti: divide sempre il tema dello scioglimento degli Enti locali per mafia, misura dissolutoria particolarmente penalizzante, di carattere preventivo e non sanzionatorio e repressivo, che colpisce gli organi politici elettivi, e mai gli apparati burocratici, in cui si accerti il condizionamento mafioso dell’attività amministrativa dell’Ente. Tutto questo è stato al centro del volume intitolato «Scioglimento degli Enti Locali per mafia. Excursus storico, presupposti e rimedi», scritto da Manuela Calautti, Antonia Fabiola Chirico e Teresa Parisi ed edito da Interdata Cuzzola – Nei Comuni e Città del Sole edizioni, presentato presso la biblioteca Gaudio Incorpora di palazzo Nieddu del Rio di Locri.
L’evento, organizzato con il patrocinio gratuito del comune di Locri, è stato scandito da diversi interventi che hanno posto in rilievo le molteplici criticità legate al contesto degli Enti Locali, non solo in determinati territori ad alta pervasività mafiosa, ma anche in tutte quelle situazioni in cui il sottodimensionamento degli organici degli uffici non consente un corretto funzionamento dell’Ente.
“I dati di Avviso pubblico rivelano una incidenza al Sud dei provvedimenti di scioglimento, segno di un fenomeno che ha una connotazione anche territoriale. Accanto a questo, la nostra esperienza di attività di supporto agli Enti locali in tutto il Paese ci rivela pure che gli stessi Enti hanno bisogno di formazione specifica per fare funzionale al meglio gli uffici”, ha sottolineato Mario Petrulli di Interdata Cuzzola.
“Tra le criticità su cui ci aspettiamo anche una riflessione politica, oltre che legale e giornalistica, vi sono quelle della lobby dei commissari prefettizi chiamati a risanare gli Enti dopo lo scioglimento e dell’efficacia del loro operato; su di esso andrebbe condotta un’analisi seria e severa”, ha commentato Franco Arcidiaco di Città del Sole Edizioni.
Dopo i saluti della presidente dell’ordine degli avvocati di Locri, Emma Maio, che ha definito il volume “una utile e lucida analisi di un fenomeno complesso”, gli interventi delle autrici hanno offerto all’uditorio svariati spunti di riflessione sulla scorta della ratio sottesa all’articolo 143 del Testo Unico Enti Locali (Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare. Responsabilità dei dirigenti e dipendenti), come novellato dal c.d. dl Sicurezza convertito con legge 132/2018, e delle recenti vicende dei comuni di Marina di Gioiosa e Lamezia Terme, dove i commissari sono tornati dopo l’iniziale annullamento del provvedimento da parte del Tar Lazio, in primo grado.
Dallo studio condotto dalle autrici è emersa la necessità di richiamare l’attenzione sulla valutazione dei presupposti di concretezza, univocità e rilevanza dei fatti, individuati quali condizioni per la legittimità di questa misura dissolutoria, da eseguire non in modo atomistico ma nel complesso.
«In quanto atto di Alta amministrazione, per prevenire che l’ampia discrezionalità associata al provvedimento di scioglimento per mafia degeneri in arbitrio ed assicurare il rispetto del principio del ‘più probabile che non’, è necessario garantire un supporto istruttorio completo e una motivazione adeguata. Il tutto improntato ad una piena ragionevolezza. Ciò si rivela fondamentale per distinguere i casi di vero e proprio collegamento e condizionamento mafioso, da quelli di attività amministrativa contraddistinta da illegittimità e/o illiceità», ha sottolineato l’autrice, Antonia Fabiola Chirico, avvocato del foro di Locri.
I dati trattati nel volume sono frutto di un’analisi della casistica registrata sull’intero territorio nazionale nel corso dell’ultimo biennio (2017 – 2018), segno della pervasività di un fenomeno che ha riguardato e continua a riguardare tutto il Paese.
«La necessità di tutela preventiva in grado di salvaguardare la corretta gestione della cosa pubblica e la comunità dal fenomeno pervasivo della criminalità organizzata di stampo mafioso si è imposta, in modo indifferibile, ai tempi dei cruenti fatti maturati a Taurianova, nel contesto delle faida dei primi anni Novanta. Tale normativa, tuttavia, ad oggi necessita ancora di profondi interventi di riforma che la rendano maggiormente organica rispetto al Sistema e ne migliorino l’efficacia», ha sottolineato l’autrice Manuela Calautti, avvocato del foro di Locri.
Una misura nata, dunque, come straordinaria e che, tuttavia, risulta particolarmente ricorrente nella sua applicazione.
«La frequenza dell’adozione di questa misura così invasiva e penalizzante per gli organi elettivi e le comunità, anche in ipotesi di mala gestio, dunque di cattiva gestione, e disordini amministrativi vari per i quali esistono altri strumenti previsti negli articoli 141 e 142 del Tuel, impone seri e urgenti interrogativi sulla sua corretta applicazione. Essa genera, infatti, profondi vulnus nel tessuto dei diritti costituzionalmente garantiti, in materia di tutela dell’integrità della Sovranità popolare e delle Autonomie e del rispetto della libertà delle imprese, in quanto Formazioni sociali», ha sottolineato l’autrice, Teresa Parisi, avvocato del foro di Locri.
Valutazioni sulla normativa sono state poi illustrate dal sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, nelle sue conclusioni. «Si tratta di una norma superata, non adatta ai Comuni. Essa ha evidentemente fallito, non avendo risolto un problema serio e diffuso. Esiste anche il problema di riportare la democrazia elettiva nei comuni sciolti e, soprattutto, in quelli sciolti più volte. È chiaro che gli strumenti esistenti sono inadeguati. La norma andrebbe sostituita completamente – ha spiegato il sindaco Calabrese – perché la capacità di controllo che si richiede in fase elettorale e al momento di gestire la cosa pubblica agli Enti Locali non solo non è sostenibile, ma rischia di scoraggiare in modo preoccupante l’impegno politico e il desiderio di amministrare la cosa pubblica».
L’acceso dibattito, seguito agli interventi, ha coinvolto i tanti giornalisti presenti in sala e, tra gli altri, anche alcuni amministratori tra i quali i sindaci di Samo e Africo, rispettivamente Giovambattista Bruzzaniti e Francesco Bruzzaniti, unanimi nel ritenere prioritarie la modifica della normativa e, come ribadito anche dal sindaco Calabrese, la previsione di supporti per i Comuni in un’ottica concretamente preventiva delle infiltrazioni mafiose.
Di «una legge che ha esaurito la propria spinta propulsiva che, dunque, è da rivedere anche e soprattutto per i pregnanti riflessi che produce sul versante dell’essenza delle Autonomie costituzionalmente garantite e per il livello di adeguatezza degli esiti dell’attività di accertamento rispetto ad un condizionamento che alteri effettivamente l’operato amministrativo dell’Ente», ha riferito nel suo intervento l’avvocato Francesco Macrì.
La tappa a Locri per la presentazione del volume «Scioglimento degli Enti Locali per mafia. Excursus storico, presupposti e rimedi», edito da Interdata Cuzzola – Nei Comuni e Città del Sole edizioni, ha rappresentato il secondo dei due appuntamenti programmati nei giorni scorsi. Le autrici, Manuela Calautti, Antonia Fabiola Chirico e Teresa Parisi, avvocati del foro di Locri, infatti erano state già ospiti, nella sala conferenze del DiGiEs presso palazzo Sarlo a Reggio Calabria, del primo di quattro incontri organizzati da Ismed Group, DiGiEs – dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Scienze Umane dell’università Mediterranea, Generali Italia e dall’ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, in materia di rapporti con le imprese. Numerosi i riflessi da rintracciarsi nel volume.
Il campo dell’urbanistica, nello specifico quello degli appalti pubblici, ha infatti rappresentato storicamente uno dei settori più attenzionati dalle infiltrazioni mafiose nel corso degli ultimi decenni. Per questa ragione il legislatore è intervenuto in più occasioni su questa delicata materia per scongiurare ex ante, al momento dello svolgimento dell’appalto, ed ex post, successivamente all’aggiudicazione dell’appalto, tali infiltrazioni mafiose.
All’interno della relazione che il Prefetto invia al Ministro dell’interno, a seguito dell’accesso antimafia disposto all’interno dell’Ente locale, inoltre viene dato conto, oltre che della sussistenza dei collegamenti con la criminalità organizzata mafiosa o similare degli amministratori ovvero di forme di condizionamento degli stessi, anche e soprattutto di appalti, contratti e servizi, a rischio di essere interessati da fenomeni di compromissione o interferenza con la criminalità organizzata o comunque connotati da condizionamenti o da una condotta antigiuridica.
La necessità di prevenzione e di repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione rappresenta altresì il binario strategico per prevenire le stesse infiltrazioni mafiose e assicurare trasparenza.

Incontro Ismed – Università Mediterranea di Reggio Calabria

da sinistra Mario Petrulli, Franco Arcidiaco, Teresa Parisi, Manuela Calautti, Antonia Fabiola Chirico, Giovanni Calabrese – Locri

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La certificazione della relazione di fine mandato

In vista delle prossime elezioni amministrative del 26 maggio, gli Enti interessati dalla tornata elettorale sono chiamati a predisporre per tempo la relazione di fine mandato. Il D.Lgs. n. 149/2011 individua nel responsabile finanziario o, in alternativa, nel segretario generale i soggetti sui quali grava l’onere della redazione della suddetta relazione.

La relazione deve, poi, essere sottoscritta dal Sindaco o dal Presidente della Provincia “non oltre il sessantesimo giorno antecedente la data di scadenza del mandato” e, ancora, “entro e non oltre quindici giorni dopo la sottoscrizione della relazione, essa deve risultare certificata dall’organo di revisione dell’ente locale e, nei tre giorni successivi la relazione e la certificazione devono essere trasmesse dal presidente della provincia o dal sindaco alla sezione regionale di controllo della Corte dei conti” (cfr. art. 4 D.lgs n. 149/2011).

La relazione di fine mandato e la certificazione sono pubblicate sul sito istituzionale della Provincia o del Comune da parte del Presidente della Provincia o del Sindaco entro i sette giorni successivi alla data di certificazione effettuata dall’organo di revisione dell’ente locale, con l’indicazione della data di trasmissione alla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti.

L’articolo 4 del D.lgs 149/2011, insieme al Dm 26 aprile 2013, indicano il contenuto della relazione individuando, peraltro, uno schema tipo da seguire nella stesura. È, inoltre, previsto uno schema semplificato per i piccoli Comuni, ovvero quelli con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. In sostanza, nella suddetta relazione dovranno essere indicate quelle che sono state le più importanti attività amministrative e normative messe in campo dall’Amministrazione durante il mandato. La relazione deve contenere, come espressamente previsto nel citato art. 4, “i dati generali dell’ente, i parametri obiettivi per l’accertamento della condizione di ente strutturalmente deficitario, la struttura organizzativa, l’attività normativa, tributaria e amministrativa”, nonché i dati relativi alla situazione finanziaria desumibili, per la maggior parte, dalle certificazioni al rendiconto (ex art. 161 del TUEL) e dalle relazioni redatte dai revisori (L. n. 266/2005, comma 166 – art. 1), da inviare alla Corte dei Conti.

Il Sindaco (o il Presidente della Provincia) dovrà provvedere:

  • entro sette giorni dalla data di certificazione effettuata dall’organo di revisione dell’ente locale, alla pubblicazione degli atti (relazione e certificazione) sul sito istituzionale dell’Ente, riportando la data di trasmissione alla sezione regionale di controllo della Corte;
  • entro tre giorni, alla trasmissione della relazione e della certificazione alla sezione regionale di controllo della Corte.

Infine, ricordiamo che, secondo quanto previsto dall’art. 4, comma 6, del citato D. Lgs. n. 149/2011, “in caso di mancato adempimento dell’obbligo di redazione e di pubblicazione, nel sito istituzionale dell’ente, della relazione di fine mandato, al Sindaco e, qualora non abbia predisposto la relazione, al responsabile del servizio finanziario del Comune o al segretario generale è ridotto della metà, con riferimento alle tre successive mensilità, rispettivamente, l’importo dell’indennità di mandato e degli emolumenti. Il Sindaco è, inoltre, tenuto a dare notizia della mancata pubblicazione della relazione, motivandone le ragioni, nella pagina principale del sito istituzionale dell’Ente.”

Comuni

 

neicomuni.it – Reg. Tribunale Reggio Calabria n. 3/2018

Direttore responsabile Giuseppe Praticò
Interdata Cuzzola S.r.l.
Via del Gelsomino, 37 – 89128 Reggio Calabria (RC)
partita IVA 01153560808 – REA RC116134

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